
Perché
Dai, oggi voglio essere provocatorio. Più del solito.
Ho visto lo spettacolo di Benigni sull’Europa e mi è piaciuto molto. Eccetto quando ha parlato della pena di morte. Ha detto di essere molto contento che sia stata abolita in Europa, ma non perché: ormai si dà per scontato.
Gli argomenti che ho sentito finora sul tema dell’abolizione sono sostanzialmente due: Il primo è che si rischia di sbagliare e condannare a morte degli innocenti, il secondo è che la vita umana è sacra. Sul primo sono abbastanza d’accordo, anche se poi condannarlo ad anni di carcere, un innocente, non è che sia molto meglio. Sul secondo tendo a pormi delle domande.
Quando si parla di assoluti divento sospettoso: ho la stessa reazione di quando si parla di divinità: nessuno sa di cosa parla, ma diventano statuette da dare in testa a chi non la pensa come te.
Non che pensi che la vita umana non sia sacra, il fatto è che penso che tutto sia sacro e che, volta per volta, serva dare priorità nelle decisioni pratiche a qualcosa di sacro rispetto a qualcos’altro che è sacro pure lui.
Quindi credo sia il caso di confrontare quanto è sacra la vita umana rispetto ad altre cose.
Breve inciso: penso che lo stesso Benigni si contraddica quando parla del fatto che la vita è diventata, purtroppo, più lunga e meno larga (per larga immagino intendesse vissuta pienamente). Implicitamente sta dicendo che è meglio vivere di meno, ma in modo più ricco, soddisfacente. La vita non larga è quindi meno sacra della vita più larga. Fine inciso.
Con cosa possiamo confrontare la sacralità della vita allora? La prima cosa che mi viene in mente è la specie umana. La vita di tutti (la larghezza della vita di tutti, potremmo dire) è più sacra della vita di uno.
E allora che facciamo quando una persona si comporta in modo tale da diminuire la qualità della vita degli altri? No, ok, prima di ammazzarlo si provano altre vie. Si cerca di rieducarlo. Ma rieducarlo è un progetto: va pianificato, misurato. Ad un certo punto può venir fuori che una certa persona non si riesce a rieducarla. Che si fa a quel punto? Tenerla in un carcere affollato è già di per se un detrimento alla qualità della vita degli altri: costa, occupa spazio, cose così. E forse anche della sua, gli stiamo infliggendo una sofferenza inutile: se tanto abbiamo capito che non cambia non è che starebbe meglio anche lui morto?
Lo so, lo so: è difficile capire cosa è meglio per la specie umana, ma qualche euristica la possiamo immaginare, le leggi le abbiamo fatte per quello. Comunque su questo torniamo dopo.
Come
Non voglio fare una disanima dei vari modi di uccidere qualcuno. Mi sto semplicemente chiedendo se non ci sia un modo di usare la paura di morire del singolo per costringerlo a intraprendere un processo di redenzione/rieducazione.
Una proposta che si potrebbe fare è che la pena di morte sia posticipata se uno legge un libro ogni due mesi. Un libro scelto da un equipe (o una IA) che tenga conto della situazione della persona, delle sue capacità di recepire alcuni contenuti, alcune forme anziché altre. Letto il libro il condannato dovrà superare un colloquio in cui dimostra di averlo letto, non serve che sia d’accordo, può anche parlarne male, ma argomentando. Dopo sei esami falliti non gli si dà più da mangiare: così ha ancora un po’ di tempo per riflettere.
L’idea non è nuova, anche se mai applicati alla pena di morte esistono precedenti simili:
- Programma “Books Behind Bars” in Brasile: Dal 2012, il Brasile ha implementato la legge “Remição pela Leitura” (Redenzione attraverso la lettura) che permette ai detenuti di ridurre la loro pena di 4 giorni per ogni libro letto, fino a un massimo di 48 giorni all’anno. I detenuti devono scrivere un saggio sul libro che viene valutato da un’apposita commissione.
- “Prison Reading Groups” nel Regno Unito: Un’iniziativa che promuove circoli di lettura nelle carceri, non direttamente collegata a sconti di pena ma orientata alla riabilitazione.
- “Prison Book Program” negli Stati Uniti: Un programma che fornisce libri ai detenuti e in alcuni stati può essere collegato a programmi di “good time” (riduzione della pena per buona condotta).
- “Changing Lives Through Literature” (CLTL): Un programma alternativo alla detenzione negli Stati Uniti dove i condannati partecipano a corsi di letteratura sotto la supervisione di un giudice e un professore universitario.
- “Libroterapia” in Italia: In alcune carceri italiane esistono programmi sperimentali che utilizzano la lettura come parte del percorso rieducativo, sebbene non siano formalmente collegati a sconti di pena.
Per quali reati
Bene, ora vediamo di capire chi ha senso condannare a morte. Abbiamo detto che lo si fa per proteggere la qualità della vita degli altri, quindi ok, quello che se ne va in giro ammazzando la gente è un buon candidato.
Ma penso ce ne siano altri.
Una persona che occupa un ruolo di responsabilità e usa questa posizione per guadagnare personalmente a scapito dell’organizzazione che presiede. Per esempio un amministratore di banca o di una grossa azienda o un ministro che prendono mazzette, che dirottano verso amici risorse che sarebbero dovuto essere usate per il bene comune, non sono candidati validi?
E anche se non lo fanno per interesse, il solo fatto di non essere all’altezza e accettare un ruolo per il prestigio che dà (rubando spazio a chi farebbe meglio), non è un crimine?
E che ne dite di un giudice corrotto? O di chi diffonde fake news? O di chi raccomanda una persona incapace? O di chi si fa raccomandare?
Sappiamo bene che per questi reati oggi è difficile persino finire in carcere. Sappiamo bene che la legge non è assolutamente uguale per tutti. Mi chiedo se l’avversione che proviamo per la pena di morte non sia, in fondo, determinata dalla coscienza che finiremmo per ammazzare solo dei poveracci. Se oggi potessimo condannare a morte Trump o Putin avreste davvero così tante remore?
E, altra provocazione, se la pena che infliggiamo per i reati fosse solo quella di essere obbligati a leggere libri (pena tutto sommato leggera, forse più privilegio che pena) non potremmo azzardarci a essere anche un po’ meno garantisti? Dobbiamo davvero tenerci stuoli di avvocati che, appellandosi a cavilli, riescono a evitare la pena a chiunque abbia un po’ di danaro, in nome del non rischiare di infliggere questa pena a un innocente? Non è, di nuovo, paragonare la qualità della vita di un individuo rispetto a quella di tutti?
Riflessione finale
Questa provocazione è solo un modo di indicare un mondo possibile, non un manifesto per la crudeltà. Se la vita umana è sacra – e lo è – allora forse dovremmo guardare oltre la semplice durata, guardare verso la larghezza di cui parlava Benigni, quella capacità di contenere significato.
Immagino un sistema in cui i libri non sono solo un modo per posticipare l’inevitabile, ma strade verso altri modi di vivere. Ogni volume un’opportunità di rinascita. Non è forse questo che cerchiamo tutti? La trasformazione attraverso le parole, l’incontro con idee che ci cambiano?
Forse quello che ci inquieta non è tanto la morte fisica, quanto l’idea che la metamorfosi sia impossibile per alcuni. Che esistano persone impermeabili a qualsiasi influenza redentrice. È una prospettiva che mette in discussione le fondamenta stesse della nostra visione del mondo, del nostro ottimismo.
Se la sacralità della vita è un valore che possiamo soppesare rispetto ad altri, come tracciamo quella linea invisibile? Non ho risposte definitive, solo la convinzione che queste domande meritino di diffondersi, magari per concretizzarsi in proposte più serie della mia.
La vera provocazione, in fondo, non è ripensare la pena di morte, ma chiederci se i nostri attuali sistemi – questi lenti, muti calvari senza redenzione – non siano un’illusione di umanità, un sogno da cui è tempo di svegliarsi, per immaginarne uno nuovo, più audace e più vero.
Tra i dieci comandamenti, l’unico che approvo in modo incondizionato è il quinto: non uccidere! Voglio dire che per tutti gli altri “peccati” esiste un rimedio, si può “tornare indietro”, il pentimento può diventare un’azione concreta, oltre che una mera intenzione. Uccidere qualcuno, invece, è irrimediabile, definitivo, ineluttabile. Con un’unica, necessaria eccezione, naturalmente: la legittima difesa che, contrariamente a quanto sostiene qualcuno, non è sempre e davvero legittima. Non ucciderei o non sarei d’accordo a far uccidere – con qualche esitazione, lo ammetto! – neppure Trump, Putin, Kim Jong-un, Musk, qualunque emulo di Hitler, Stalin, Jack lo squartatore o i peggiori serial killer mai esistiti sul pianeta.
Appena ho letto il secondo argomento a favore dell’abolizione della pena di morte, “la vita è sacra”, ho temuto che avresti potuto mettere in campo l’obiezione tipica della religione cattolica, e non solo, vale a dire il diritto di aborto. Per fortuna non l’hai fatto, evitando, un’interessante ma interminabile discussione su cosa si intenda per “vita”.
Perché, nell’inciso, sostieni che “Benigni si contraddica quando parla del fatto che la vita è diventata, purtroppo, più lunga e meno larga (per larga immagino intendesse vissuta pienamente). Implicitamente sta dicendo che è meglio vivere di meno, ma in modo più ricco, soddisfacente. La vita non larga è quindi meno sacra della vita più larga …”? Io non ci vedo affatto una diminuzione della sacralità ma solo una constatazione pratica: viviamo più a lungo ma in modo meno “profondo e intenso”, troppo ripiegati su noi stessi piuttosto che nella gioia della condivisione con i nostri simili.
Riguardo ai modi con cui uccidere in metafora qualcuno, si potrebbe scegliere un approccio che utilizzi addirittura la “Redenzione attraverso la lettura”, semplicemente costringendo il condannato a leggere … libri brutti! Ce ne sono in abbondanza, trascurando il fatto che, naturalmente, il giudizio rimane soggettivo ed a molti, ad esempio, piacciono (forse li comprano senza leggerli?!?) i volumi natalizi di Bruno Vespa o quelli di Sveva Casati Modigliani, solo per fare qualche esempio.
@Vins:
Io penso che peggio della pena di morte ci sia solo la tortura.
E il tuo metodo “rieducativo” sarebbe una tortura.
Non mi riferisco certo alla Fase Uno (lettura), ma alla Fase Due per i riottosi (morte per fame).
A meno che tu non consideri il cannibalismo dei novelli conti Ugolino come ottima soluzione al sovraffollamento delle carceri.
@Pigreco:
Vins non ha tirato fuori l’argomento “aborto” in quanto lui (come tanti altri) ha già dichiarato che non si farebbe problemi ad uccidere un feto innocente.
E non è riuscito a definire quando inizi la vita: dopo quante settimane, mesi, …o anni dal concepimento.
Tu, invece, ci sei riuscito?
Penso di sì.
Se lo volessi condividere con noi, ancora così confusi come la gran parte degli scienziati del pianeta, te ne saremmo grati. Dare una definizione di cosa sia davvero la “vita” non è così facile, visto che ancora se ne discute senza una conclusione definitiva e convincente. Un esempio banale: un ovulo e uno spermatozoo non sono forse entrambi vivi ben prima del concepimento?
Perdonami, PiGreco. Devo aver inteso male la tua questione.
Rileggendo infatti il tuo primo commento, tu poni la questione “definizione di Vita”.
Io non volevo addentrarmi su questo piano, effettivamente difficile e ampiamente opinabile.
La mia risposta era semplicemente riguardo “quando inizia la vita umana”.
Le due cose sono in effetti ben distinte.
Capisco in effetti il tuo dubbio: gli spermatozoi sono vivi?
La risposta è ovviamente sì, come lo sono tutte le altre tue cellule o la piantina che vedo ora davanti a me.
E nessuno si sognerebbe di parlare di omicidio se spezzo una foglia.
Ma, dicevo appunto, questo è un terreno insidioso: definire cosa è vivo; è sufficiente la distinzione tra regno minerale, vegetale e animale? …e i virus…?
E poi ancora, assunto che qualcosa sia vivo (=si nutre, si riproduce, si muove), chi può disporre di sfruttare o togliere questa vita?
Si ricade quindi in questioni etiche, filosofiche, animalistiche, vegetariane, vegane, panteistiche, e chi più ne ha più ne metta!
Tiriamoci allora fuori da questo pantano.
Quello di cui invece io ho mostrato avere una idea ben precisa è: quando nasce la vita umana?
Qui gli approcci sono due: scientifico e legale.
Io, come al solito pragmaticamente, mi limito a quello scientifico.
E la scienza dice che una Nuova Vita parte dall’unione di due gameti (cellule -ok, vive, nella tua accezione- provenienti da altri due esseri umani). Quello che prima NON era un nuovo essere vivente, dal concepimento in poi lo diventa.
Direi che su questo aspetto, prettamente biologico, nessuno ha dei dubbi!
Ciò che tu riferisci di “confusione di gran parte degli scienziati del pianeta” ritengo che si applichi alla prima parte di questo mio commento.
Altro grande dibattito (ed è ciò immagino tu paventavi nel tuo commento di ieri) è l’aspetto legale dell’essere umano. Cioè quando acquisisce i suoi diritti, primo fra tutti la salvaguardia della sua esistenza?
Bèh, la risposta qui c’è: la legge (hic et nunc) ha definito un numero, mi pare 12 settimane, come discrimine tra “interruzione volontaria di gravidanza” e “omicidio”.
Ma ovviamente (e giustamente!!) la legge deve mediare, deve trovare una soluzione contingente (ecco il hic-et-nunc: quello che ora vale qui non valeva prima e forse non varrà dopo o altrove) ad un problema di diverse esigenze.
Insomma, bisogna considerarlo come il male minore, per accontentare un po’ tutti, o meglio scontentare tutti al minimo.
Come vedi la mia posizione sulla Vita non è fideistica, non ho esposto quello in cui Credo, ma quello che ritengo sia ineccepibile; permettimi di usare le tue parole: quello che la gran parte della scienza ritiene assodato.
Aggiungo, e concludo, che nello stesso tempo rispetto le prescrizioni di legge. Voglio dire che il mio Credo non mi spinge a fare le crociate: non mi vedrai mai ad assediare un ospedale per imporre la “Sacra Legge del Quinto Comandamento” 🙂
Voglio far contento anche Vins, e riporto di seguito quanto mi ha risposto l’AI a questa domanda.
Ciò si applica benissimo anche allo scorso suo articolo, quello su Sua Sanità 🙂
Copincollo:
“In sintesi:
– BIOLOGICAMENTE, la vita di un bambino inizia al momento della fecondazione.
– LEGALMENTE, dipende dalle leggi di ciascun Paese.
– RELIGIOSAMENTE e FILOSOFICAMENTE, le opinioni variano molto a seconda delle tradizioni”
Voglio sottolineare che la mia proposta di pena di morte finirebbe sicuramente per non uccidere nessuno: non riesco a immaginarlo uno che si fa ammazzare piuttosto che leggere un libro. È una tortura? Non lo so, ma certamente ce ne sono di peggiori. E penso che la società abbia il diritto di usare la forza per obbligare gli individui a un minimo di adesione al sentito comune. È una questione di vita lunga o larga anche questa e, secondo me, lo è anche la questione dell’aborto che, state dibattendo in punta di fioretto. La vita umana in sé, il fatto che duri di più o di meno, anche solo dodici settimane, è meno importante della qualità di quella stessa vita. È già difficile affrontarla per chi nasce in seno a una famiglia che lo coccola, figurarsi per chi si troverebbe dall’inizio con una madre che non lo vuole o che non piò prendersi cura di lui.
Ma si potrebbe chiedere a un’IA anche questo…
Perdonami, ma quest’ultima argomentazione regge ancora meno!
Qui si può anche evitare di ricorrere all’IA; è sufficiente Google.
La legge (sì appunto, proprio quella!) assicura:
“DPR 396/2000, art. 30, comma 1 – La legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale in cui è nato affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica.”
Mi conforta constatare che non ti vedrò mai assediare un ospedale – o qualunque altra persona o cosa – per imporre una qualsivoglia “Sacra Legge”. Non deludermi, per cortesia …
Tutte
Tutte considerazioni interessanti, quello che fa specie è che scrivendo di vita e di morte a nessuno sfiori la morte per guerra e quella per annientare popoli interi, tutto in atto in questo momento, si tratta di bambini e persone in carne ed ossa, non feti, con la loro vita, i loro affetti, come noi, questo con il consenso neppure velato del nostro paese e della UE, questo senza processo alcuno, per non parlare di quelli lasciati affogare in mare con la scusa della deterrenza, questo forse in futuro sarà ricordato come delitto della nostra generazione.
Condivido: quanto sostieni rientra nell’attitudine al cinismo a cui ci stiamo, purtroppo, abituando.