Punti d’incontro e Sua Sanità

Metti che tu debba andare a teatro con degli amici. Dove gli dai appuntamento? Magari al semaforo sotto i Bastioni Saint Remi. Metti che abiti a Cagliari.

Sai dove abitano i tuoi amici e dove dovete andare, l’ex Manifattura Tabacchi, sai che strada faresti tu, quale farebbero loro e scegli un posto che non obblighi nessuno a fare deviazioni troppo impegnative. Magari un piccolo sacrificio per poter fare un pezzo di strada insieme.

Perché è sempre bello fare un pezzo di strada insieme.

Forse si può leggere così anche la manifestazione indetta da Michele Serra per oggi. Spero si faccia, tra l’altro, qui piove.

Sappiamo tutti dove siamo, sappiamo che ci piacerebbe un Europa unita, abitare negli Stati Uniti d’Europa. Faremmo magari strade diverse, ma scegliamo di fare un pezzo di strada insieme, a costo di dover deviare un po’ per riuscirci.

Niente bandiere, perché una bandiera esprime che strada avresti fatto da solo, è come il numero sul bus. Una volta che ci siamo trovati forse metteremo una bandiera unica.

Lo spettacolo poi era bellissimo. Si trattava di Anonimasequestri di Leonardo Tomasi, se passa dalle vostre parti non perdetevelo.

Ieri c’era il tv acceso e ne ho guardato per caso qualche minuto. Era la trasmissione di Marco Damilano, intervistava un vecchio dottore, uno conosciuto, non mi ricordo il nome. Parlavano della gente che si cura con ChatGpt e l’intervistato ha espresso un giudizio molto tranchant sulla cosa. Lamentava che se la gente va dal medico curante con le idee troppo precise sulla propria condizione si creano conflitti poco gestibili.

Mi è sembrata una posizione un po’ miope, per vari motivi. Anzitutto con la carenza di medici che abbiamo credo sia difficile, per molti, ottenere la giusta attenzione dai dottori. E, rispetto a un medico che non ti visita con l’impegno dovuto, forse è meglio un IA, che almeno ti dedica tutta la sua energia. Sbaglia? Certo che sì, ma anche gli umani non sono infallibili.

In prospettiva poi l’IA è destinata ad andare sempre meglio. Sbaglierà sempre meno, potrà integrarsi con dispositivi medici: misuratori di pressione, glicemia e chissà che altro, potrebbe anche arrivare a sottoporre i casi dubbi a uno specialista umano.

Il fatto poi che i pazienti diventino più sapienti perché considerarlo un male? Se ho imparato/dedotto cose sbagliate, il medico umano potrà correggermi, dov’è il problema? Se devo essere l’oggetto passivo dei suoi interventi, pretendo che lo faccia estremamente bene. Se questo non è possibile, il fatto che io mi responsabilizzi sulla mia salute è la strada giusta da seguire.

Ah, la soluzione al problema, secondo il luminare, sarebbe qualche ente che proibisca l’uso di ChatGPT.

Sentito questo ho spento.

8 pensieri su “Punti d’incontro e Sua Sanità”

  1. Il grosso rischio è che arrivi sempre più gente con la diagnosi già precostituita: “ho trovato su internet che ho questa cosa, quindi mi dia queste medicine, che uno su facebook ha detto che gli hanno fatto bene” o ancora: “no! non ci penso nemmeno a vaccinare mio figlio, che su Telegram dicono che ci volete ammazzare tutti con le scie chimiche”.
    Non mi sembra di esagerare riportando queste parole, visto che proprio ieri c’era chi le riferiva alla macchinetta del caffè che sta davanti al mio ufficio.

    Correggimi Vins, ma la IA non ha (ancora) i suoi laboratori per condurre gli studi, ma si nutre di quello che trova in rete; acquisisce, assimila, digerisce e rigurgita in bella forma. O no?
    E se la rete (ormai i SOCIAL 🙁 ) sono pervasi di fake news, quale informazione (tu la chiami sapienza…) può fornire all’utente medio quadratico?

    PS: “Sua Santità” nel titolo, l’hai messo solo per farmi correre a leggere quale blasfemia 🙂 avessi partorito oggi? Oppure è l’appellativo che vorresti attribuire a Michele Serra?

    1. ops… Pardon!
      ci sono cascato nel tuo gioco di parole 🙂
      Le Maiuscole iniziali mi hanno indotto in errore.
      Ritiro quello che ho detto nel PS.

      A proposito: non potresti implementare la funzionalità di correzione dei propri commenti?
      Anche altre volte mi è capitato di rileggermi dopo l’invio, e mi accorgo di errori, anche veniali, che vorrei proprio modificare.
      Non mi dire che hai acquistato solo l’abbonamento base e questa feature non è prevista!!
      Facciamo una colletta piuttosto 😉

    2. Penso che gli LLM siano trainati con una dieta più seria dei social, in effetti le risposte sono abbastanza azzeccate. Sto parlando di ChatGPT e simili, non della rete in generale. E comunque, ripeto, meglio un IA con grossi limiti di un medico, anche bravo, che non ha tempo di guardarti perché dietro di te c’è una coda infinita da smaltire …

  2. Una premessa personale e, per il poco che valga, dirimente. Da tempo immemore mi sono chiesto con sincera curiosità quale fosse la più corretta definizione del termine “intelligenza”. Col tempo e a fatica mi sono reso conto che questo sostantivo rappresenta così tante cose, indica talmente tanti comportamenti e peculiarità, che non esiste un’unica definizione onnicomprensiva di tutti i suoi variegati aspetti. Ciò nonostante, se dovessi scegliere fra le innumerevoli alternative un’estrema sintesi dell’intelligenza, direi che è, soprattutto, “creatività”. Intendo, in questo senso, la capacità di un essere umano di pensare, dire, fare, scrivere ecc. qualcosa di originale, mai pensata, detta, fatta o scritta da nessun altro fino a quel momento. Oppure, ovviamente, qualcosa di cui l’essere umano in questione non fosse ancora a conoscenza. Banalmente: se qualcuno, oggi, dimostrasse il teorema di Pitagora ignorando l’intera geometria euclidea – o qualunque altra forma di geometria –, io lo considererei una persona “intelligente” (ciò mi rende, ahimè, vieppiù dolorosamente consapevole della mia scarsissima potenzialità in questo campo!). Come si può, dunque, definire con il medesimo aggettivo un software che si basa su enormi quantità di dati, di informazioni e di conoscenze già disponibili, ma che non riuscirà mai a proporre qualcosa di veramente originale? Semplificando, l’IA mi appare come uno strumento molto potente che opera, con la massima coerenza possibile, un banale e allo stesso tempo sofisticato “copia e incolla”: sembrerebbe un ossimoro ma, a mio parere, non lo è!

    L’IA, dunque, può aiutare senza dubbio un medico ma, allo stesso modo, non fa che confondere il paziente. Da qui a vietarne l’uso ce ne corre, naturalmente!

    Immagino un surreale dialogo con il mio medico di base: “Dottore, ChatGPT mi ha suggerito di sottopormi ad una Risonanza Magnetica con contrasto. Purtroppo, come sa, non posso farla in modo autonomo, senza prescrizione medica, neppure a pagamento: mi scrive, per favore, l’impegnativa?”.

    Pensi davvero che i pazienti, o chiunque altro, diventi più sapiente perché chiede e riceve risposte da ChatGPT? Se così fosse i ragazzi di oggi sarebbero già “imparati” senza bisogno di andare a scuola: basterebbe consultare la già da anni disponibile Wikipedia!

  3. Sul fatto che l’IA si possa definire intelligente credo sia necessario definire il punto di vista, la prospettiva, con cosa la si confronta. Giustamente tu sottolinei che, per ora, non abbia creatività (credo che anche questo sia destinato a cambiare, ma è un altro discorso). Ma è la somma delle conoscenze di un gruppo sterminato di persone. Quindi, se prendiamo come elementi di confronto l’intera specie umana credo sia corretto dire che l’IA non aggiunge niente di nuovo. Se invece il termine di confronto è un individuo, allora le cose cambiano: le risposte dell’IA saranno spesso più creative e intelligenti di quelle di un altro individuo. È così anche per uno specialista? Dandogli un altro paio di anni di tempo non ho dubbi che la risposta sarà sì, ora, forse, no.
    Quello che cerco di puntualizzare nell’articolo, però, è più il limite dello specialista (perché non ce n’è abbastanza, per i salari, per mille motivi), e quindi il fatto che una macchina sempre disponibile, sempre al meglio, magari è già meglio di uno specialista che non si impegna a curarmi perché ha troppi pazienti o perché sono troppo povero per pagarlo quanto vorrebbe (diciamo pure meriterebbe, non è questo il punto). Quanti al tuo esempio magari l’aiuto non è tanto di prescriverò la tac ma di analizzarne i risultati. Ma qualsiasi esempio cade nel ridicolo oggi, lo sarebbe già mentre se all’IA collegati strumenti elettromedicali di diagnosi a basso costo, magari verranno fuori. Una telemedicina un po’ autonoma diciamo. Credo la vedremo a breve.

  4. Vins,
    questa volta mi ritrovo di più nella posizione di PiGreco.
    Ok, tu ripeterai che il tuo focus era più una critica verso la Sanità attuale, lontana dalle necessità dell’utenza.
    Ma anche concordando su questo punto, mi sembra irrealistico (per ora!) buttarsi mani e piedi in ChatGPT.
    Piuttosto vediamo cosa fare per migliorare la capacità, la disponibilità e il numero dei medici.
    Ad es. io toglierei il numero chiuso a Medicina, che mi sembra solo un’esigenza corporativistica dei “baroni”; e forse aver tolto (così mi pare di aver capito) il test di ingresso è un primo passo.

    PS: riguardo la modifica dei commenti, io non ho quel tasto che dici tu.
    Poi ti mando su wa lo screenshot.
    E gli altri?

    1. Se togli il numero chiuso a medicina ora ottieni abbastanza medici (peggiori, perché immagino che il numero chiuso servisse a dotare l’accesso a risorse) tra quindici anni. In quindici anni secondo me la professione del medico sparisce grazie ai progressi tecnologici. Accetto scommesse, anche se ho qualche dubbio di poter riscuotere la vincita per via della sabbia inadeguata 😀

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