
Social network istituzionale
Un Social Network europeo istituzionale potrebbero combattere l’influenza dei ricchi sulla politica globale
Influenza media e politica
Mai come in questo momento storico ci è stato così chiara l’importanza dell’influenza dei media sulla politica. E di come il potere economico, che i media possiede, stia erodendo alla base gli ultimi scampoli di democrazia.
La nostra reazione, per quanto riesca a valutare dal mio remoto posto d’osservazione, è da rana bollita. Ci rendiamo conto della pentola che ha iniziato a cuocerci, ma sembra non abbiamo più le forze per saltare fuori.
Quella che segue è una piccola proposta in merito.
Conflitto di interessi Berlusconi
Vi ricordate i tempi di Berlusconi? Quando si parlava di conflitto di interessi, di come la ricchezza del personaggio gli fornisse un indebito vantaggio in politica, di come i media di cui era proprietario gli permettevano di fare un lavaggio del cervello a masse di sprovveduti che finivano per votarlo? Di come questi media finissero per diseducare il paese, di come abbiano attirato verso il basso la qualità anche del resto dell’offerta di intrattenimento, dell’offerta culturale, dell’informazione?
Non tutti pensavano queste cose, ovviamente, ma molti sì. E la cosa che mi ha sempre lasciato sgomento è stata che da parte di questi ultimi, da parte di quelli a cui un personaggio del genere in politica non stava bene, le contromisure si limitavano all’invettiva, avrebbe detto il Fabrizio.
Io pensavo allora, e non ero il solo – è un idea che ho sentito girare – che contromisure efficaci fossero possibili. Anzi: fossero piuttosto facili, e questo proprio in virtù del profilo economico della persona.
Un tycoon che entra in politica è un gigante coi piedi d’argilla. Un proprietario di aziende ha bisogno di masse di gente che compri i suoi prodotti. Se assume un ruolo politico – per di più se lo fa in modo violento, a gamba tesa, e finisce per inimicarsi una fetta consistente della popolazione – si è virtualmente inimicato una fetta consistente del suo parco clienti. In un paese popolato da persone di media intelligenza diresti che è un idiota, perché a chi non condivide le sue idee politiche basta non comprare più nei suoi supermercati, non guardare più le sue televisioni, non leggere più i suoi giornali, per farlo fuori.
Ok, non è successo. Ci sono voluti gli scandali, i giudici, la malattia, la vecchiaia e la morte – quella risolve sempre tutto, sarà così anche per i guai attuali, per cui stiamo sereni. Abbiamo scoperto di non essere un paese popolato da gente mediamente intelligente. E non sto parlando degli sprovveduti che lo votavano, sto parlando di quelli che dicevano di non esserlo.
Potere economico e politica
Adesso sembra che ci risiamo. Anzi, sembra peggio: oggi Berlusconi lo possiamo quasi rimpiangere. Però siamo di nuovo di fronte a qualcuno che ci sembra pericoloso, un altro ricco, anzi, una coalizione di ricchi, che ha preso il potere. Questa volta non in Italia, ma ci riguarda, perché rischia di fare danni anche a noi. E di nuovo, visto che le aziende di questi ricchi sono in gran parte globali, siamo loro clienti.
Insomma, ci sono cose che potremmo fare: alcune davvero banali: se volete comprare un’auto elettrica … scegliete un altra marca. Se dovete mettere un accumulatore per il fotovoltaico … idem, se pensavate di agganciarvi a quel sistema di internet satellitare … ripensateci (tra l’altro se gli state antipatici vi toglie il servizio, ulteriore buon motivo). Cose facili.
Monopolio social media
Ce ne sono di più difficili. Questi nuovi attori sulla scena sono proprietari dei social network più affermati. Per difendersi da loro la cosa più ovvia sarebbe abbandonare, smettere di frequentare i loro social.
Il problema è con cosa sostituirli. Ci sono alternative, ad esempio Kialo, Mastodon, Nextdoor, ma sembra quasi che sia il loro essere un po’ meno chiassose a tenere alla larga la massa delle persone.
L’altro giorno ero a un pranzo con amici e uno di questi, Tonino, mentre si parlava di queste cose mi ha detto: “Ma perché l’Europa non fa un social network suo?”.
Lì per lì ho pensato, e gliel’ho anche detto, che fosse un’idea con poco senso. Scrivere il software per un social network è relativamente facile, ne sarei capace anch’io. Trovare un server su cui installarlo, di nuovo, è facile. Il problema grosso viene dopo: come fai a convincere la gente a usarlo. A usarlo al posto di quello su cui hanno già il loro seguito, il loro giro di amici, i loro fan? Quello che ospita una massa di persone con cui vorrebbero entrare in contatto.
E, anche riuscissi ad attirare gente su un nuovo social, una volta che è aumentato in modo significativo il numero di utenti e di conseguenza i costi, come lo paghi?
Pensando a questi aspetti, l’idea che potrebbe essere un organizzazione statale o, perché no, europea a fornire questo servizio,non mi è sembrata più tanto peregrina.
Social network alternativi in Europa
Potremmo cominciare a renderci conto che i social sono diventati un servizio essenziale per le nostre esistenze. In fondo lo pensiamo già di cose come il telefono, i giornali, la tv e la radio, internet. Siamo già abituati a considerare servizi essenziali quelli che permettono lo scambio di informazioni, e lo stato regolamenta e, spesso, presidia questi servizi. Non faremmo fatica a estendere il concetto ai servizi di messaggistica e a un luogo virtuale in cui incontrarsi, dialogare, informarci e anche svolgere attività economiche.
Tra l’altro potrebbe essere il modo di curare tutti gli aspetti negativi dei social di oggi.
Ad esempio, il fatto che si possa accedervi in modo anonimo. La possibilità dell’anonimato potrebbe essere considerato un fatto positivo: se sono un attivista politico e vivo in uno stato dittatoriale potrei trovare utile poter parlare senza che la polizia mi venga ad arrestare perché critico il governo. Ma nel nostro contesto a cosa serve? Ok, ok, non è proprio così semplice anche da noi. Il governo spia i giornalisti, velleità dittatoriali le hanno anche i nostri governanti, ma stiamo parlando di un servizio che serve proprio a difendere quel minimo di libertà che ancora abbiamo. L’accountability delle persone è essenziale. Uno strumento che permette di commettere reati (diffamare, insultare, diffondere notizie false, effettuare frodi …) non può essere anonimo. Cosa penso della privacy, del resto, penso di averlo espresso tante volte in questo blog, ad esempio qui.
Un altro aspetto che un servizio statale di questo tipo potrebbe migliorare è il fatto che i social non siano moderati. Non sto parlando del gruppo su cui mettete i gattini e fate gli auguri a tutte le feste. Sto parlando di un posto in cui si esprimono opinioni. Non sarebbe meglio se uno che insulta al posto di dialogare potesse essere bannato? E vogliamo parlare della ridondanza di informazioni? Del fatto che tutti ripetano le stesse cose senza leggere le opinioni degli altri per vedere se quello che stanno per dire è già stato detto, magari meglio? Un servizio redazionale che metta ordine nella discussione non sarebbe una manna, se lo scopo di chi vi accede fosse il dialogo, il confrontare le proprie opinioni con quelle degli altri?
Un social ufficiale potrebbe essere lo strumenti con cui le amministrazioni dialogano con la popolazione (oggi il mio comune, che ha un suo sito web, per un dialogo più diretto usa Facebook!).
In un momento in cui l’Europa si prepara a spendere miliardi di Euro in armi, spenderne qualche manciata per realizzare, promuovere e rendere istituzionale un servizio di questo tipo sarebbe, secondo me, proponibile.
In realtà, temo che il pianeta sia popolato da gente mediamente stupida o, forse peggio, da individui a cui interessa principalmente il proprio, personale benessere, allargato, a volte, solo ai legami di sangue. Questo si riflette inevitabilmente sulla classe dirigente che non dovrebbe soltanto gestire il potere affidatogli ma, soprattutto, fornire esempi adeguati di comportamento alle masse in termini di dialogo, correttezza, etica della responsabilità e quant’altro. Utilizzando un eufemismo, chi detiene il potere sul “globo terracqueo” costituisce un insieme oggettivamente mediocre (me compreso, ovviamente …).
Non sono affatto convinto che il problema sia quello di inventare un nuovo social network perché, com’è ovvio, si tratta solo di uno strumento indirizzato in un verso o nell’altro da chi lo utilizza e che, a sua volta, influenza il modo in cui il mezzo si modifica e si adatta nel tempo. Per quanto condivida la tua opinione sull’anonimato, credo che gran parte del successo degli attuali social risieda proprio in questa peculiarità: la “falsa” libertà di poter dire qualunque cosa a chiunque senza subirne le conseguenze. È, semplificando, lo stesso approccio dell’ “uno vale uno” che pretendeva di declinare in un nuovo modo la “democrazia”: anche tu sei una persona che conta, il cui parere ha valore!
Attualmente, la battaglia per conquistare le masse non si basa più su valori, proposte, obiettivi da condividere ma, nell’oceano composto da miliardi di utenti, si fa notare e sentire solo l’onda più alta, chi grida di più, chi insulta senza ritegno, chi mostra la propria forza che, insieme, intimorisce ed attrae. Se sto dalla parte di un vincente, esattamente come accade nel tifo calcistico, vincerò anch’io!
Cos’è un “servizio statale” nel mondo di oggi? Davvero un approccio indipendente che, allo stesso modo, possa dare voce a tutti moderando gli eccessi? E chi decide come e perché qualcuno abbia diritto di accesso e altri no? Non esiste il rischio concreto della discriminazione? Per quanto mi riguarda non conosco la soluzione del problema a meno di non rifugiarmi anch’io nella visione utopica che fornire a tutti adeguati strumenti di comprensione e di conoscenza possa costituire la base fondamentale su cui ricostruire partendo dalle macerie di ciò che siamo diventati. Scuola, istruzione, università, capacità didattiche di chi insegna …: banalità da secolo scorso, mi rendo conto!
Non credi quindi che la situazione attuale, la crescita di consenso di questi invasati in giro per il mondo sia, se non figlia diretta, almeno “concimata” dai social ?
Certo che ci credo ma non ritengo che la risposta adeguata sia un diverso social “politically correct”. Per cominciare, anche come semplice atto di presenza, vorrei scendere in piazza e … protestare (un altro vetusto metodo del novecento).
https://mastodon.uno/@DarioZanette/114110336875041957
Trovata su Mastodon.